Periphèreia

Con Arianna Abbruzzese e Alessia Pratolongo
Testo e Regia di
Laura Dezani
Costumi
Monica Cafiero
Aiuto costumista
Federica Santi
Tecnico Luci
Rebecca Agostinelli

Sono tutti uguali i cieli del mondo?

Certo è che sorseggiare un bloody mary sul tetto del White Hotel a New York mentre ti godi il tramonto, non è proprio come contare le stelle all’ultimo piano di una casa “sgarrupata” alla periferia di Lima.
Non è, dunque, una questione di costellazioni o di latitudini. E’ quello che sta sotto che fa la differenza.
Sotto, la povertà, la discriminazione, i soprusi, le guerre, le ingiustizie, gli abusi, gli omicidi, le speculazioni edilizie, l’indifferenza dividono.
Il cielo, al contrario, non fa distinzione di razze, ceti sociali, donne o uomini, vecchi e bambini. Il cielo si concede a tutti allo stesso modo e la distanza che ci divide sembra quasi cancellare le differenze. Il cielo unisce.

Queste sono le storie del “sotto”, quello più misero e dimenticato, quello invisibile, che volge lo sguardo al cielo, per distoglierlo dalla punta delle scarpe, si alza in piedi con coraggio e forza e chiede, quasi pretende, di colmare una mancanza. Vede una stella ed esprime un desiderio. Ma che cos’è un desiderio se non “uno sbandamento, un disorientamento, una singolare esperienza di vertigine”? Il cielo ci guarda e ci protegge oppure, indifferente, osserva le nostre vite mandandoci, talora, una stella cadente ad illuminare un sogno ancora inespresso. Ma presente.

Ecco, allora, che si concretizza il viaggio tra le periferie del mondo, così diverse in apparenza, così uguali nelle differenze con i centri benestanti, dall’esistenza negata da chi sta bene e non vuole vedere. Attraverso le voci di differenti abitanti di questi luoghi per sesso e per età, lo spettacolo ha l’ardire di far vedere ciò che non viene mai “mostrato” se non in peculiari occasioni legate ad eventi particolarmente brutali ma, poi, puntualmente, dimenticato dopo alcuni iniziali minuti di disappunto e commiserazione da parte di chi la pancia riesce ad averla piena e vive senza guerre e malavita all’ordine del giorno.

L’intento non è dividere il mondo in buoni/disagiati e ricchi/cattivi e colpevoli, ma permettere di condividere, anche solo per la durata dello spettacolo, la consapevolezza che la nostra dimora, ovvero questo nostro pianeta troppo spesso dimenticato, è comune ed è il caso ad aver determinato in quale parte della città si è nati. Storie vere di gente comune, note e sconosciute, si avvicendano sul palco a testimoniare il passaggio dell’essere umano e le sue infinite capacità di resistere a qualunque bruttura riesca esso stesso a concepire o a subire. Perché, alla fine, la vera possibilità di sopravvivenza di fronte al male resta la capacità di continuare a sognare e scrutare il cielo in una notte limpida alla ricerca di una stella cadente a cui affidare i propri sogni.

DURATA
60 minuti circa