Due Alici nel paese delle triglie

Da un’idea di Cristina Rigotti e Arianna Abbruzzese
Con Arianna Abbruzzese e Alessia Pratolongo

Regia di Cristina Rigotti

 

Due Alici nel paese delle triglie è la favola della vita raccontata attraverso le peripezie di due sorelle gemelle, che per malaccortezza e un po’ di cialtronaggine vengono entrambe chiamate Alice.

Si viene al mondo – si sa – inadeguati e impreparati, estranei e smarriti come alici in un mare di triglie; il percorso delle nostre “Alici”, dalla nascita fino alla morte, è costellato di avvenimenti caratteristici per ciascuna delle età, piccoli e grandi eventi in cui è facile per chiunque riconoscersi ed immedesimarsi, caratterizzati da tematiche che rendono necessario misurarsi con il dolore, le disillusioni, la sofferenza. Eventi “tragici” ma al tempo stesso sempre ricchi di suggestioni, di fascino, con capacità di suscitare risvolti ironici e canzonatori, sogni, fantasie e delicati sentimenti attraverso i quali, insomma, è possibile ritrovare quello che è l’aspetto poetico dell’esistenza, abituandosi a considerarne le difficoltà come parte essenziale del percorso. Un esorcismo dal linguaggio lieve per riavvicinare temi fondamentali che la nostra cultura contemporanea ha volutamente e accuratamente espulso.

Le due “Alici” si ritrovano ad affrontare dapprima insieme, poi separatamente, gli ostacoli del quotidiano di questo racconto fantastico che è la vita, che le porterà alla fine della storia a ritrovarsi ancora una volta unite per l’ultimo dei viaggi verso l’infinito. Le loro avventure rappresentano un microcosmo che si propone di vincere la riluttanza a parlare e riflettere su ostacoli, delusioni, malessere, malattia, vecchiaia e morte ponendo l’accento sull’importanza e la valenza della solidarietà.

Due Alici nel paese delle triglie è uno spettacolo per bambini, adulti e famiglie.

L’allestimento è fatto di incursioni in diversi stili teatrali quali il teatro di figura, la clownerie, le maschere, il tutto giocato su ritmi, suoni, canzoni e coreografie; è fruibile da qualsiasi genere di pubblico, anche straniero.

Durata 65 minuti

“Oggi è difficile che un bambino o un ragazzo abbia l’abitudine ad andare al cimitero. Come è molto raro che gli venga chiesto di riflettere sulla morte. C’è un rito singolare che alcuni miei amici che trent’anni fa andavano a catechismo dai padri salesiani compivano una volta al mese: si chiamava l’esercizio della buona morte, e si trattava essenzialmente di un’ora di meditazione sulla nostra fine. Probabilmente molti genitori lo troverebbero di cattivo gusto, se non una forma di violenza psicologica sull’infanzia.” Christian Raimo